Per Ekeria
Ho rifatto la home di Dante Galli. Non per rubarvi il cliente: per farvi vedere come potete farlo voi.
Il sito di Dante Galli porta la vostra firma dal 2021, e la vostra pagina dei siti web lo cita ancora fra i lavori. Dice con chiarezza a chi si rivolge, gli studi di architettura e di interior design; ha le pagine dei servizi scritte una per una, i recapiti delle due sedi in ogni piede, il blog sui tessuti, e una pagina Servizi con le sei fasi del lavoro e la galleria di un restauro, strato per strato. Questa pagina nasce da lì.
Le foto, i testi e i recapiti vengono tutti dal sito di oggi. È cambiato come si vedono: quello che il sito scrive, «interamente lavorati a mano», qui si guarda. Ed è cambiato il peso: oggi la home scarica oltre 18 MB al telefono, fra lo slider dell'apertura con la sua foto a 2.560 pixel e 44 file di JavaScript.
Dante Galli non sa niente di questa pagina: nessuno l'ha contattato.
Il prima e il dopo, dal telefono


- Il contenuto principale della prima schermata, in 4G0,84 sinvece di 5,6 sOggi è il testo dello slider.
- Lo stesso, in una rete lenta3,0 sinvece di 24,2 s
- Peso al primo caricamento, dal telefono786 KiBinvece di 17,6 MiB17,6 MiB sono 18,4 MB, l'unità che mostrano i browser.
- Richieste a servizi di terzi0invece di 18Caratteri, reCAPTCHA, Tag Manager e le immagini del tema, caricati da fuori.
- Lighthouse sul telefono, su 10087-95invece di 51
- Peso secondo Lighthouse880 KiBinvece di 18.179-18.180 KiB
Misurato il 27 e il 28 ottobre 2026, l'anteprima pubblicata e il sito di oggi dalla stessa macchina: con Lighthouse sul telefono, due passaggi per lato (in tabella il più basso e il più alto), e con una sonda che apre la pagina in Chrome come un telefono, senza cache, con la rete strozzata come un 4G (8 Mbit/s, 165 ms) e come un 4G lento (1,4 Mbit/s, 562 ms), la mediana di tre prove. Lighthouse si rifà in un minuto su PageSpeed Insights, coi suoi numeri: cambiano da un passaggio all'altro, per questo qui c'è l'intervallo. Fra le richieste non si conta la misura anonima delle visite, che va al sito di Alleniamo Imprese, quello che ospita l'anteprima: la sonda la tiene spenta.
Che cosa ho cambiato, e perché
La poltrona, prima delle parole
La pagina si apre sulla poltrona in stile Luigi XV del loro restauro, finita. Scorrendo, la poltrona torna com'era sotto la stoffa vecchia, poi al telaio, alla tela, e di nuovo al velluto: sono quattro delle nove foto della galleria di Servizi, scontornate, posate sullo stesso fondo e messe a registro sulla cresta dello schienale e sui piedi. La fase nuova si scopre con un taglio a zig-zag che scende col dito, il bordo delle forbici da campionario, con un filo color tela lungo il taglio: in ogni punto si vede una poltrona sola, e la foto resta com'è. È il principio che chiamo «feel, don't tell»: «interamente lavorati a mano» non lo dice una frase, lo dice il prima e dopo. La prima schermata è una foto ferma di 28-39 KB secondo il telefono, che arriva subito.
Il campione, poi il pezzo
Nella sezione dei tessuti i campioni sono ritagli veri delle stoffe dei loro lavori: il velluto verde delle sedie, il bouclé della poltrona, la ciniglia di un divano su misura. Si tocca un campione, la foto parte stretta sulla stoffa e si allarga fino al pezzo intero. È il gesto che si fa nello showroom, e porta alla visita in via Pontaccio. Il primo pezzo si scarica quando la sezione si avvicina, gli altri solo quando si sceglie il loro campione.
Per gli studi, accanto in ogni fase
Le sei fasi della pagina Servizi, dalla progettazione dell'imbottito ai restauri, diventano il racconto per l'architetto, con le foto vere del sito di oggi: il disegno a mano con le misure, la testiera quotata, i campioni sul tavolo, la posa. Al telefono si scorrono col dito, una alla volta.
La visita, chiesta da qui
Oggi «Richiedi un appuntamento» porta alla pagina dei contatti. Qui la visita si chiede dal punto in cui si è: lo studio, il progetto in due righe, quando venire. In anteprima il modulo risponde, ma non spedisce niente.
Il marchio, usato davvero
Il Didone strettissimo del marchio dà il tono ai titoli, in un Noto Serif Display stretto che gli fa eco senza imitarlo; il gesso del laboratorio, il velluto grigio e il verde delle sedie sono i colori; il bordo dentellato delle forbici a zig-zag, quelle dei campionari, torna nella cornice e nelle fasce. I testi sono quelli del sito, riordinati e accorciati, in un elenco con la fonte di ognuno, da far approvare a Dante Galli.
Google, e chiunque arrivi
Un solo titolo principale, che dice il mestiere e la città; lo showroom e il laboratorio descritti a Google con gli indirizzi; l'anteprima del link con la foto vera. Lo zoom libero, bersagli di almeno 44 pixel, testi da 14 in su, contrasti misurati, il movimento che si ferma per chi l'ha chiesto. E nessun servizio di terzi: caratteri, foto e codice stanno sullo stesso indirizzo della pagina, e fuori va solo la misura anonima delle visite.
Tre cose che si sistemano già domani
- Lo zoom: la home dichiara
user-scalable=no, e sui telefoni Android non si può ingrandire (Safari sull'iPhone lo ignora). Per un architetto che guarda un tessuto è il gesto più naturale. Si toglie in una riga. - Il titolo della seconda sezione della home, sotto lo slider, ha un refuso: «tappezziere per studi di archittettura».
- Il
robots.txtrisponde 404: è il primo file che i motori di ricerca chiedono a un sito.
Quanto tempo, e con che cosa
Una sera: il 27 ottobre 2026, dalle 19:22, dal primo rilievo alla pagina pubblicata e collaudata nella notte. L'ha costruita un agente di intelligenza artificiale (Claude) che segue Linus, un metodo di lavoro che ho scritto per l'intelligenza artificiale: prima ha smontato e misurato la home di oggi, poi ha scritto l'analisi e il progetto, poi le prove, che un critico indipendente, un altro agente, ha giudicato sugli scatti prima della grafica finale. Un terzo, che non l'ha costruita, la collauda e rilegge ogni fatto sulla fonte.
Le quattro foto del restauro le ha scontornate Higgsfield, uno strumento di intelligenza artificiale, per quattro crediti; nessuna immagine è creata dall'intelligenza artificiale, e tutte le foto vengono dal sito di oggi, ridotte alla misura in cui si vedono. È una vetrina statica in Next.js, pubblicata su Vercel: niente tema, niente costruttore di pagine, nessun servizio esterno. I testi e i recapiti sono quelli del sito di Dante Galli al 27 ottobre 2026. Se la pagina andasse online, si aggiungerebbe il gestore dei contenuti: Dante Galli cambierebbe da sé testi e foto dalla pagina stessa, senza chiamare nessuno. In questa anteprima non c'è.
Che cosa potete portare a Dante Galli
- Il peso, prima di tutto: lo slider dell'apertura tolto, le foto ridotte alla misura in cui si vedono, i caratteri serviti dal sito. Si fa sul WordPress che avete già.
- Le foto che hanno già, in primo piano: il restauro strato per strato, i campioni, il laboratorio. Oggi il restauro sta in uno slider in fondo a Servizi, i campioni fanno da sfondo velato sotto il testo, il laboratorio è un riquadro in una fila di quattro foto, e in home i lavori sono miniature da 350 per 250 pixel.
- La visita che dice come si prende, collegata al CRM che già fate: ogni richiesta di uno studio arriva con il progetto e il momento che preferisce, e si segue fino alla commessa.
- Se volete andare oltre il tema, una vetrina veloce come questa, che è quello che la pagina fa vedere, e il gestore dei contenuti con cui Dante Galli cambia da sé testi e foto.
Se volete vedere come si lavora così
Giovedì 29 ottobre, dalle 14 alle 17, Marco Santonocito e io conduciamo «AI per agenzie»: un pomeriggio con le agenzie organizzato da Alleniamo Imprese, in un'aula della 24ORE Business School di Milano.
Partecipa al corso (si apre in un'altra scheda)Federico VitielloAlleniamo Imprese: formazione sull'intelligenza artificiale per le imprese
P.S.Nell'anteprima di Dante Galli ci sono due cose che quasi nessuno vede. Se le avete già trovate, le ho nascoste male; se no, aprite qui.
Il campione che manca
Nella home, in «I tessuti», toccate tutti e sei i campioni, uno dopo l'altro: ognuno apre il pezzo che ne è nato. Quando li avete aperti tutti compare un settimo campione, vuoto, «Il vostro», e sotto una riga: il campione che manca è quello del vostro progetto, e si sceglie in via Pontaccio.
PerchéNello showroom si lavora così: lo studio porta il progetto, e i tappezzieri gli propongono i tessuti per il suo cliente. Il campionario della pagina finisce dove comincia la visita, e il settimo campione porta lì.
Rimasta al telaio
Nella barra degli indirizzi scrivete per-ekeria
.alleniamoimprese .it /chi-siamo, un indirizzo che il sito di oggi ha e l'anteprima no. Si apre la pagina che compare quando un indirizzo non esiste: la poltrona del restauro spogliata fino al telaio, «Questa pagina è rimasta al telaio.», e le strade per tornare. PerchéNel laboratorio il telaio è il punto da cui si ricomincia: tolto tutto, si rimonta strato dopo strato. La pagina che manca è una poltrona ancora da rivestire, e chi arriva da un vecchio indirizzo trova lo stesso la via per i lavori e per la visita.